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Grandine e fotovoltaico: come capire se i pannelli sono danneggiati

Dopo una grandinata la prima cosa che fanno tutti è guardare il tetto. Se i vetri sono interi, si tira un sospiro di sollievo. È il momento in cui si sbaglia di più: il danno che la grandine fa al fotovoltaico, nella maggior parte dei casi, sta sotto il vetro e non si vede.

Il danno che si vede e quello che non si vede

Il vetro rotto è il caso semplice: si vede da terra, si fotografa, si sostituisce il modulo. Capita con chicchi grossi o quando il modulo era già indebolito. Ma il vetro temprato del fotovoltaico è fatto per reggere gli urti, e nella maggior parte delle grandinate resta intero.

Sotto il vetro, però, le celle di silicio hanno lo spessore di un foglio di carta. L’urto che il vetro assorbe si trasmette alla cella e la può fratturare: crepe sottilissime, invisibili a occhio nudo anche da vicino, che tagliano i percorsi della corrente. La cella continua a lavorare, ma peggio: produce meno e, nei tratti dove la corrente si concentra, si scalda. Con il tempo la frattura si allarga con le dilatazioni termiche, il calo di resa aumenta e il punto caldo può diventare un problema di sicurezza.

Il paradosso è questo: un impianto con qualche vetro rotto viene riparato subito; un impianto con cento celle fratturate e nessun vetro rotto può restare così per anni, perdendo produzione ogni giorno, senza che nessuno se ne accorga.

Perché guardare i pannelli non basta

Un’ispezione visiva, anche fatta bene e da vicino, trova i vetri rotti, le cornici deformate e poco altro. Anche i dati dell’inverter aiutano solo in parte: dicono se l’impianto nel complesso produce meno, non quali moduli sono danneggiati, e un calo di qualche punto percentuale si confonde facilmente con una giornata meno luminosa o con lo sporco.

Per vedere le celle fratturate servono strumenti che leggano il comportamento elettrico della cella: l’elettroluminescenza, che si fa di notte o in laboratorio, modulo per modulo, oppure la termografia, che si fa di giorno, sull’impianto in funzione, e con il drone copre in poche ore anche coperture grandi.

Termografia da drone di un tetto fotovoltaico colpito dalla grandine: le celle danneggiate appaiono come punti caldi

Cosa mostra la termocamera

Un impianto dopo una grandinata, visto dal drone termico. I vetri erano tutti interi. Ogni macchia chiara è una cella o un gruppo di celle che lavora più caldo del resto del modulo: il segno delle fratture. Il disegno sparso, a macchia di leopardo su tanti moduli diversi, è tipico della grandine e la distingue dagli altri difetti.

Come si riconosce il danno da grandine in termografia

  • Celle singole più calde, distribuite in modo casuale su molti moduli: è la firma della grandine. Un difetto di fabbrica o di installazione tende invece a ripetersi nello stesso punto o sulla stessa stringa.
  • Sottostringhe intere più calde (una fascia di un terzo del modulo): il diodo di bypass è intervenuto perché una cella di quella fascia è troppo danneggiata. Il modulo produce due terzi.
  • Moduli uniformemente più caldi degli altri: stringa spenta o scollegata, da verificare all’inverter.
  • Punti caldi molto localizzati e intensi: da segnalare subito, perché sono quelli che nel tempo possono bruciare il retro del modulo.

L’ispezione segue la norma IEC TS 62446-3, che stabilisce come si vola, con quale irraggiamento, come si classificano le anomalie e cosa deve contenere il report. È la stessa norma richiamata dalle linee guida antincendio dei Vigili del Fuoco per le verifiche periodiche degli impianti.

Quando farla, e cosa non fare prima

La termografia ha bisogno di sole: le celle fratturate si scaldano solo se l’impianto sta producendo. Le giornate serene che di solito seguono un temporale di fine estate sono quindi il momento giusto, e coincidono con i termini che le polizze fissano per la denuncia del sinistro, che in genere sono di pochi giorni: controlla il tuo contratto.

Fino alla verifica, non far pulire e non far smontare nulla: il perito vuole vedere lo stato com’è, e un modulo tolto dal tetto non si può più ispezionare in funzione. Le foto dal drone, a colori e termiche, escono con data, ora e coordinate: documentano che lo stato è quello successivo all’evento.

Cosa serve per la pratica assicurativa

  • La denuncia nei termini previsti dalla polizza, anche se non hai ancora il quadro completo dei danni: si integra dopo.
  • Un report tecnico con la mappa dei moduli anomali, le immagini termiche e a colori, la classificazione per gravità e le condizioni del rilievo.
  • Il preventivo di ripristino dell’installatore o del manutentore, che dal report sa esattamente quali moduli sostituire.
  • Se disponibili, i dati di produzione dell’inverter prima e dopo l’evento.

La valutazione del danno resta del perito della compagnia. Il report non decide il risarcimento: gli dà una base oggettiva, e a te evita di dover sostenere a parole che i moduli, pur intatti alla vista, sono danneggiati.

Se il tuo impianto ha preso la grandine e vuoi sapere come sta, qui trovi i passi da fare e come funziona la verifica: verifica del fotovoltaico dopo la grandine.

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