Guida
Prima di far volare un drone sul tuo edificio
Un rilievo con drone non è “vengo e lo faccio”. C’è una parte di verifiche che avviene prima, e conoscerla ti evita di scoprire a metà pratica che i tempi sono più lunghi di quanto pensavi. Ecco cosa succede dietro le quinte, e cosa serve da parte tua.
Non tutti i cieli sono uguali
Lo spazio aereo è suddiviso in zone, e in molte di queste i droni non possono operare liberamente: vicinanze aeroportuali, aree densamente popolate, zone tutelate, spazi soggetti a restrizioni temporanee. Prima di ogni lavoro verifico la zona di volo e capisco se rientra in una categoria che richiede un’autorizzazione specifica.
Il caso più noto dalle mie parti è il centro storico di Venezia, che ricade in zona LI-P, una zona vietata. Lì senza autorizzazione non si alza niente. Io l’autorizzazione l’ho già ottenuta e usata, sia su un edificio in restauro sia per il monitoraggio di un cantiere al Tronchetto — quindi so cosa serve e quanto tempo richiede.
Nella maggior parte dei casi in terraferma, invece, non serve nulla di particolare e si vola nei giorni successivi alla chiamata.
Cosa deve preparare il committente
- Accesso all’area. Mi serve poter decollare da un punto ragionevolmente vicino all’edificio, e poter accedere al lotto. Un cancello chiuso e nessuno con la chiave è il motivo più banale per cui un rilievo salta.
- Avvisare chi c’è. Se ci sono condomini, inquilini o maestranze, un avviso il giorno prima evita telefonate preoccupate e finestre che si chiudono proprio mentre passo.
- Segnalare vincoli particolari. Impianti, animali, aree in cui non si può entrare, orari in cui il piazzale è pieno di mezzi.
- Dirmi a cosa serve il rilievo. È l’informazione più utile di tutte: cambia le quote di volo, il numero di prese e gli elaborati finali.
Il meteo conta più di quanto sembri
Non è solo questione di pioggia. Il vento sopra una certa soglia rende le prese instabili e allunga i tempi. Il cielo completamente coperto è ottimo per le facciate perché non fa ombre nette; il sole basso di gennaio, al contrario, produce ombre lunghe che nascondono i dettagli. E d’estate la vegetazione copre porzioni di edificio che a marzo si vedono benissimo.
Per questo, quando il lavoro non è urgente, a volte ti propongo di spostare di qualche giorno: la differenza sul risultato è reale.
Privacy: quello che riprendo e quello che non riprendo
Il rilievo inquadra l’edificio oggetto dell’incarico. Quello che finisce ai margini — proprietà confinanti, finestre, persone di passaggio — non è oggetto del lavoro e non compare negli elaborati consegnati. Se il contesto è delicato, dimmelo prima: si pianificano le traiettorie in modo da limitare al minimo le riprese verso l’esterno del lotto.
Cosa il drone non può fare
Vale la pena dirlo, perché evita aspettative sbagliate. Il drone non vede attraverso i tetti né dentro le murature. Non sostituisce un’indagine strutturale. E non entra negli interni: per quelli serve il laser scanner, come spiego nell’articolo sul confronto fra le due tecniche.
Come va una giornata tipo
Arrivo, faccio un giro dell’area e decido i punti di decollo. Materializzo i punti di controllo a terra e li batto con l’antenna GNSS, così il modello avrà la scala e le coordinate giuste. Poi volo: prima le prese nadirali, poi quelle oblique sui fronti, infine i dettagli ravvicinati dove servono. Su un edificio normale si parla di mezza giornata. Il grosso del lavoro viene dopo, in ufficio.
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Hai un edificio da rilevare?
Dimmi dove si trova: verifico la zona di volo e ti dico subito se serve un’autorizzazione.
